Moggio La Storia - Gruppo Atletica Moggese a.s.d.

Vai ai contenuti

Menu principale:

Moggio La Storia

Campionati Italiani Corsa in Montagna Moggio 21.05.06
Moggio Udinese
Il territorio moggese occupa una vasta porzione del settore alpino nord-orientale del Friuli Venezia Giulia. Con i suoi 143.84 Kmq. di superficie risulta fra i più estesi non solo della montagna friulana ma dell'intera Regione. E’’ interessato da tre zone geografiche: la parte meridionale, a sud del fiume Fella, appartiene alle Prealpi Giulie; la parte centrale fino alla testata della Val Aupa, rientra nelle Alpi Carniche e più specificatamente nelle Alpi Tolmezzine o d’Incarojo, mentre la parte settentrionale, comprendente l’alto bacino del torrente Pontebbana, si inserisce nell’ambito della Catena Carnica Principale.
• La Storia
Le origini di Moggio sono remote. Alcune monete romane trovate nel chiostro abbaziale e sul colle di Santo Spirito attestano l’esistenza di insediamenti romani. Ulteriore conferma è la pietra sepolcrale inserita in un pilastro del chiostro di indubbia origine romana. Non si può escludere che precedentemente ci fossero insediamenti Celto-Carni. Il primo documento che si riferisce a Mogio è del 1072: “castrum quod Mosniz nuncupatur” (castello che è chiamato Mosniz). L’origine del nome è probabilmente slava e trova suffragio negli altri toponimi della valle. Le varianti del nome sono state numerosissime: friulana Mueç, resiana Mosiz, tedesca Mosburg o Mosac, latina Modium o Mosacium (da cui deriva il nome dell'abbazia mosacense). Il documento citato avvalla l'esistenza, negli anni mille, di un castello medievale e trova conferma nel documento più famoso datato 1084: la donazione del feudo di Moggio da parte del conte Cacellino, nobile carinziano e maestro supremo della corte imperiale, al patriarca di Aquileia Federico, suo parente, perché costruisca al posto del castello un monastero. Da qui comincia la storia di Moggio che si identifica con quella dell'abbazia.

1119 Il patriarca di Aquileia Voldarico fa consacrare il monastero di San Gallo da Andrea, vescovo di Emona. Il primo abate è Bebolfo e i frati sono benedettini dalla veste nera.

1329-1349 È abate Ghiberto da Marano. L'abbazia raggiunge il massimo della prosperità:
centoquarantasei proprietà fondiarie, di cui centouno in Friuli e quarantacinque in Carinzia; la piena giurisdizione spirituale, alla dipendenza diretta della S. Sede, sulle chiese del Canal del Ferro, della Val di Gorto, Osoppo, di Dignano, di Flaibano e di San Martino in Feistritz, e la giurisdizione temporale, quale feudataria del Patriarca di Aquileia.

1761 Daniele Delfino, penultimo abate commendatario, fa costruire la nuova chiesa abbaziale barocca sul sito della precedente chiesa gotica, di cui è conservato il battistero e il campanile.

1773 Il Senato Veneto sanziona la fine dell'abbazia di Moggio. I beni abbaziali sono acquistati per quarantaquattromilla ducati dai signori Mangilli e Leoni, che assumono il titolo di Marchesi di San Gallo. La giurisdizione ecclesiastica passa all'arcivescovo di Udine

Ponte della vittoria che porta a Moggio.
Nel corso della storia Moggio ha subito numerosi saccheggi e distruzioni, sia per i numerosi eventi bellici che si sono succeduti, sia per i terremoti che lo hanno colpito. Di questi, due in particolare vengono ricordati: il primo nel 1511 ed il secondo, più recente, nel 1976. Ma nonostante le disavventure il monastero e tutto il paese di Moggio si è sempre risollevato e ciò ha consentito la sua sopravvivenza ed il mantenimento, per le generazioni future, di tutta la sua bellezza.
 
Torna ai contenuti | Torna al menu